Altri Pittori del periodo

Dario da Treviso (Pordenone 1420 ca - Conegliano 1498)

Allievo dello Squarcione a Padova entrò nella sua bottega nel 1440. Si stabilì nel 1448 a Treviso e lavorò nel Trevigiano in particolare a Conegliano, nel Bellunese e in Friuli (Pordenone). È artista che resta legato al gotico incurante o incapace di cogliere la lezione rinascimentale.
Il Marini lo ritiene importante nella formazione della cosiddetta scuola di Tolmezzo (?).

Domenico da Tolmezzo Tolmezzo 1448 - Udine 1507

Allievo di Giovanni Francione (poco noto intagliatore-pittore che aveva bottega a Udine). Si dedicò pressoché esclusivamente alla scultura lignea di altari raggiungendo un livello di eccellenza nell’ambito friulano.
Come pittore gli si riconosce soltanto una pala, dipinta per la cappella di S. Lucia del Duomo, firmata e datata 1480 e ora nella Galleria d’Arte Antica dei Civici Musei di Udine.

Giovanni Martini 1455 - 1535

Giovanni Martini (o per la precisione Giovanni Battista figlio di Martino Mioni) crebbe fra sgorbie e pennelli, figlio, nipote e fratello di pittori-intagliatori, ed è il più rinomato rappresentante della più nota tra le diverse casate d’artefici friulani: quella detta dei “Tolmezzini”.
Se questa maggiore rinomanza risponda realmente ad un maggior livello artistico, specie nei riguardi dello zio Domenico e di Gianfrancesco da Tolmezzo (che è però solo pittore e non è suo parente) è un altro discorso: dipende dal gusto generale di un’epoca e da quello personale dell’estimatore” (Marchetti).
Nella bottega di Domenico da Tolmezzo, dove lavorava anche il padre Martino, fratello di Domenico, il nostro Giovanni Battista, che amò chiamarsi Giovanni Martini, avrà appresa l’arte e fatti i primi lavori. Le scarse notizie che abbiamo di lui prima del 1500, costringono a restare nel campo delle congetture per ciò che riguarda la sua vita fino alla piena maturità.
Ma in quella bottega il suo lavoro dev’essere restato anonimo e confuso con quello del maestro e degli altri apprendisti ed aiuti, fra cui ci fu per un certo tempo anche Pellegrino da S. Daniele.
In quei lunghi anni pare che sia maturata in Giovanni una ribellione spirituale che lo indusse, forse già quasi quarantenne, a lasciare quell’ambiente troppo artigianesco e per lui mortificante e cercarsi da sé - sull’esempio dello stesso Pellegrino - una strada più promettente.
Da Venezia e dalle regioni vicine arrivava sempre più chiara la fama dei Vivarini (Antonio, Bartolomeo e Alvise (1445-1505)), dei Bellini (Jacopo e i figli Gentile e Giovanni detto Giambellino (1428-1516)), di Andrea Mantenga (1431-1506), del Cima (GiovanBattista da Conegliano 1459-1515), del Giorgione (Zorzi da Castelfranco 1477-1510) e di altri creatori o seguaci di un indirizzo rinascimentale profondamente diverso da quello di stampo gotico in cui s’attardavano i tradizionalisti friulani.
Come già Pellegrino, anche Giovanni Martini volle aggiornarsi. Andò a Venezia e si mise alla scuola di Alvise Vivarini; lasciò forse del tutto l’arte dell’intaglio per dedicarsi alla pittura; rinnegò quanto poté l’educazione paesana che aveva ricevuto.
Verso la fine del secolo era di ritorno a Udine e vi apriva bottega per suo conto, con propositi ben determinati. Il suo nuovo orientamento parve anzi assumere in lui un certo colore di spocchiosa apostasia, da montanaro inurbato: incominciò a firmarsi « Giovanni Battista da Udine» oppure «Giovanni Martini Udinese»; ed in una delle sue prime tavole (1498) che ora si trova al Louvre, aggiunse, con reclamistica vanteria, la qualifica di «discepolo di Alvise Vivarini».

Cima da Conegliano (GianBattista Cima) Conegliano 1460 - 1518

È presente dal 1492 a Venezia e pare riferirsi all’insegnamento di Giovanni Bellini e di Alvise Vivarini. La poetica del Cima vede creature serene ambientate in paesaggi nitidi e minuziosamente riprodotti, con l’immancabile castello sul colle (spesso si richiama al castello di S. Salvatore di Collalto nei dintorni di Susegana). Notevole la produzione di Madonne col Bambino, alla lunga, di non grande originalità (talvolta sembrano copie, vedi la Madonna di Gemona e quelle di Parigi e di Milano) evidentemente la richiesta era notevole, ma sempre realizzate con maestria ed equilibrio.

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