Arte dell’alto medioevo e arte bizantina

Periodo dell'Alto Medioevo (V-X sec.)

Dopo quello romano segue il periodo dall’Alto Medioevo (V-X sec.) del quale, in Friuli, non ci è rimasto artisticamente pressoché nulla, però con la notevolissima eccezione del “Tempietto longobardo” (VIII sec.).
Tenuto conto del carattere bizantino di vari elementi decorativi e dei più antichi affreschi del “Tempietto” di Cividale e anche di quelli romanici di Aquileia, del Battistero di Concordia, dell’abbazia di Sesto al Reghena e Summaga, di S. Maria di Castello a Udine, ecc., sarà il caso di spendere qualche parola sull’arte bizantina, che ha così tanto influenzato la nostra civiltà artistica.

Periodo bizantino (VI-XII sec.)

Rifacciamoci alla storia e vediamo per prima cosa alcune date fondamentali relative all’Impero Bizantino, dal quale l’arte prende nome (allo sgretolamento dell’impero l’arte bizantina si chiude nei monasteri ortodossi slavi e rumeni, ove perdurerà a lungo):

  1. il trasferimento della capitale dell’impero romano a Bisanzio, da parte di Costantino, risale al 330;
  2. Giustiniano è imperatore tra il 527 e il 565 e in quest’arco di tempo si sviluppa la “guerra gotica” e cioè le campagne militari con cui i bizantini conquistano l’Italia, vincendo gli Ostrogoti;
  3. il periodo iconoclastico va dal 726 all’843;
  4. la conquista latina di Costantinopoli iniziata nel 1204 dura fino al 1261 ;
  5. la caduta di Costantinopoli, nelle mani dei Turchi Ottomani di Maometto II, avviene nel 1453 e questo segna la fine del traballante impero romano d’oriente.

Poiché l’evoluzione dell’arte bizantina è avvenuta a passo lento, datare le varie opere di quest’arte (pittorica, scultorea, architettonica) non è cosa semplice, quando si tenga presente che la grande maggioranza non ha data.
Inoltre l’arte bizantina era anonima e, in aggiunta, impersonale e astratta, al punto che, per differenziare figure dai volti indistinguibili, si scrivevano i nomi vicino. Questo dice quanto abissale sia il distacco dall’arte romana classica, che sia nella scultura che nella pittura raggiungeva un’alta precisione nella rappresentazione della figura umana.
A Bisanzio gli artisti erano considerati artigiani e non si avvertiva alcun interesse a tenere traccia dei loro nomi o delle loro personalità (e ciò vale anche in Occidente).

Un’ultima - e forse la più seria - tra le difficoltà della comprensione dell’arte bizantina nasce dal fatto che essa è conservata solo in frammenti. Le devastazioni cui tanti e tanti territori bizantini sono stati esposti nel corso dei secoli (a seguito di saccheggi, conquiste o a causa dell’estremismo religioso sia degli ortodossi iconoclasti sia dei mussulmani) hanno spazzato via grande parte della creazione artistica bizantina e la distruzione dei monumenti è stata più sistematica nel centro dell’Impero - Costantinopoli, Asia Minore, Tracia - piuttosto che in aree periferiche quali per esempio l’Italia (Ravenna, Palermo, Venezia), la Grecia, la Macedonia slava, parti della Siria e di Cipro. Ne consegue che l’arte bizantina è meglio nota nelle sue manifestazioni provinciali che in quelle metropolitane.

a) Partendo dagli inizi, parlando di arte protobizantina o di arte paleocristiana (che è quasi lo stesso) intendiamo l’arte del tardo impero romano adattata alle necessità della Chiesa Cristiana.

La basilica. Il problema di un’arte cristiana si pose dapprima, all’epoca della conversione di Costantino, quando l’imperatore, i suoi parenti e i membri delle più alte sfere del clero cominciarono a erigere splendide chiese. Per la loro forma architettonica si utilizzò una formula già nota: la basilica, cioè un salone rettangolare con due file di colonne ai lati, con un palco a un’estremità. Derivata dunque da un tipo di edificio ampiamente usato nel mondo romano per vari scopi (giudiziari, commerciali e cerimoniali) la basilica cristiana era concepita per soddisfare le esigenze della comunità: la spaziosa navata ospitava la congregazione dei fedeli, mentre la parte elevata era per il clero, con la cattedra vescovile e l’altare per il sacrificio eucaristico.
La decorazione. Già prima di Costantino i cristiani avevano adottato alcune formule pittoriche quali vediamo nelle più antiche catacombe. Eseguite nello stile della pittura e della scultura romane allora in voga, erano delle “vignette” riquadrate (entro cornici dipinte) che illustravano un certo numero di episodi-chiave dell’Antico e del Nuovo Testamento connessi con i temi della salvezza e della vita dopo la morte. Queste vignette, sovente criptiche per quanto riguarda il loro significato, non erano comunque adatte a decorare le enormi superfici murali offerte dalle grandi basiliche del periodo costantiniano. In un primo momento le composizioni brevi dell’arte catacombale ) vennero conservate, solamente arricchite da elaborati motivi di cornice; per il resto, si introdussero soggetti ‘neutri’ desunti dal repertorio profano, per esempio scene di caccia e di pesca o semplicemente grandi masse vegetali. Questo è ciò che troviamo nella decorazione in uno dei pochissimi monumenti della metà del quarto secolo sopravvissuti: il Mausoleo_di_Santa_Costanza a Roma.
A quanto sembra, fu solo verso la fine del IV secolo che si cominciarono a utilizzare i cicli biblici e sequenze di illustrazioni più o meno elaborate come mezzo di istruzione nei confronti di chi non sapeva leggere. Il più antico monumento (però musivo) che sia sopravvissuto a tutt’oggi per testimoniare questo nuovo approccio è la Basilica_di_Santa_Maria_Maggiore a Roma (circa 445 d.C.).

b) Così si arriva all’iconografia cristiana, che avrebbe avuto un ruolo tanto importante per la storia dell‘arte bizantina. Già nel terzo e nel quarto secolo troviamo una certa omogeneità quanto alle scene bibliche rappresentate e questo in monumenti separati da grandi distanze: il Peccato Originale, il Sacrificio di Isacco, l’Attraversamento del Mar Rosso. Nel terzo secolo troviamo rappresentazioni dei miracoli di Cristo; solo nel quarto e nel quinto secolo sembra si sia giunti a una più ampia elaborazione dell’iconografia del Nuovo Testamento. Il più antico esempio sopravvissuto di un ampio ciclo (musivo) tratto dal Nuovo Testamento in un contesto monumentale è nella [wikipedia:it:Basilica_di_Sant'Apollinare_Nuovo Basilica_di_Sant'Apollinare_Nuovo] a Ravenna (VI secolo).
Quel che è significativo per il prosieguo della storia dell’arte bizantina è che cicli completi di illustrazioni sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento e anche cicli agiografici di martiri a decorazione delle pareti dei templi, si stabilirono in forma autorevole al più tardi intorno al 500.
Questo corpus di materiale pittorico, di cui oggi così poco sopravvive, nel corso del Medioevo deve avere avuto un ruolo analogo a quello della letteratura patristica per i teologi e i predicatori di età successiva. Fornì uno standard di riferimento e una serie di clichés.

Il maggior risultato artistico nella creazione di un’arte cristiana si ha nei secoli quarto e quinto.

Questo periodo è anche venuto a coincidere con una tendenza stilistica indipendente dal Cristianesimo e che può essere descritta come provincializzazione dell’arte greco-romana.
Gli antecedenti di questo sviluppo possono esser fatti risalire sino al primo e al secondo secolo d.C. (periodo del tardo impero), ed è il caso per esempio della già vista pittura funeraria di Fayum, che è un genere di pittura a encausto solitamente su tavola ed essenzialmente ritrattistica.
In generale si notano il predominio dell’ornamento, la graduale perdita della tridimensionalità, la frontalità delle figure umane, l’indifferenza per i rapporti di scala.

La conservazione degli standard classici di precisione nella rappresentazione dei volti, delle vesti con i loro panneggi, degli sfondi, dipendeva da una committenza colta e da una tradizione d’alto livello artigianale: entrambi vennero distrutti dalle guerre civili (tra imperatori eletti dall’esercito e quelli eletti dal senato romano ) e dalla crisi economica del terzo secolo, generata dalle guerre.

c) Parallelamente al declino della tradizionale capacità artigianale, nel periodo costantiniano, vi
fu una crescente ostentazione di pompa e sfarzo. Era la corte imperiale a dettare la tendenza, la scenografia : i marmi, i mosaici, i tendaggi purpurei, il solenne rituale delle udienze, delle entrate e delle uscite, straordinaria ricchezza delle vesti.
Abbiamo dunque l’arte della propaganda imperiale, con la sua iconografia: l’imperatore sempre trionfante, più grande della realtà, congelato in una positura immobile mentre riceve il tributo o distribuisce onorificenze o presiede qualche cerimonia.
Ciò che si addiceva all’imperatore terreno era parimenti confacente per il Cristo, e così l’arte della Chiesa non esitò a mutuare il più possibile dalla preesistente arte di corte.
Il Buon Pastore del Mausoleo_di_Galla_Placidia a Ravenna (prima metà del V sec.) non ha più le vesti di un pastore ma indossa una fastosa tunica. Osserviamo che nell’arte si ricercano sempre di più gli effetti sfarzosi, sinché lo sfondo delle composizioni non diviene altro che un uniforme sfondo d’oro.

d) Se l’arte del quarto e del quinto secolo può essere interpretata quale degradazione dello stile classico, per l’arte dell’epoca di Giustiniano (527-565) un giudizio di tal sorta non vale più.
Infatti nel secolo VI vi fu un cambiamento del gusto sia nell’architettura delle chiese sia nella rappresentazione delle immagini, con segni di una deliberata rottura con il passato.
È l’inizio dello stile Bizantino.

Mentre la basilica continuava a rimanere il tipo di chiesa più comune nelle province, gli edifici di prestigio tendevano a essere sempre più adorni di cupola, come la Basilica_di_San_Vitale_(Ravenna) (530-45 circa), la Chiesa_dei_Santi_Sergio_e_Bacco_(Costantinopoli) (531-36 circa) e Chiesa_di_Santa_Sofia_(Istanbul) (metà del sec VI). Qui, quel pavimento a mosaico, che era stato praticamente di rigore nelle chiese paleocristiane e protobizantine, venne sostituito da grandi lastre di marmo; non si sarebbe mai più tornati al mosaico pavimentale nei secoli successivi.
Quanto alla pittura monumentale, è difficile discernere una tendenza chiara nei monumenti che si sono conservati. Forse la migliore approssimazione all’arte della capitale è data dal mosaico absidale della Trasfigurazione al Monte Sinai, che risale agli ultimi anni del regno di Giustiniano. Con il suo sfondo tutto dorato e le sue figure angolari sospese nello spazio esso suggerisce un effetto di totale astrazione dalla realtà ambientale.
Può ben dirsi pertanto che nel sesto secolo è emerso uno stile distintamente bizantino, senza tuttavia soppiantare del tutto quel che restava della tradizione classica. Se il mosaico del Monte Sinai, con la completa eliminazione del paesaggio, era ‘progressista’, i Mosaici_di_San_Vitale_Ravenna (547) erano ‘conservatori’; in quest’ultimo monumento infatti l’impostazione tende ancora al naturalismo. I ritratti di Giustiniano e Teodora, seppur formali, suggeriscono un’azione che ha luogo nello spazio tridimensionale di un palazzo.
L’imperatrice Teodora e il suo entourage sono rappresentati fermi in piedi anche se l’intenzione era quella di mostrare il gruppo durante uno spostamento, ma non possiamo fare a meno di notare che la processione si svolge in un interno, con una porta chiusa da una tenda raccolta, da un soffitto fatto a volta sostenuta da colonne, e da un tendaggio sospeso in alto, infine, in primo piano, una graziosa fontanella mostra dei particolari di prospettiva.
Elementi riprodotti con correttezza classica ed elementi con gusto e prospettive medievali convivono, né sembra che si sia giunti alla fusione dei due opposti nel secolo e mezzo che separa la morte di Giustiniano (565) dall’inizio dell’iconoclastia (726), anche se bisogna segnalare che le manifestazioni artistiche di questo lungo periodo sono assai poco conosciute.
Alcuni studiosi ritengono che l’epoca in questione sia stata caratterizzata dalla crescente importanza delle icone e assegnano al tardo sesto e al settimo secolo quel piccolo numero di icone a encausto che si sono conservate, e specialmente gli splendidi esemplari del Monte Sinai.

Il periodo iconoclasta (726 - 843) interrompe, nei territori imperiali, la produzione pittorica bizantina per oltre un secolo e gradualmente riduce l’influsso diretto dell’arte bizantina in occidente e in Italia: la pittura si trasforma nell’arte benedettina e il romanico, mentre nei paesi slavi ortodossi e in Romania essa continua fino a epoche prossime alle nostre. E tuttavia in Italia basiliche come quella di S. Marco a Venezia, Monreale e Cefalù in Sicilia mostrano un perdurare del gusto bizantino fino al gotico.

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