Santo Stefano in Clama

Chiesetta di S. Stefano in Clama di Artegna

Resti di affreschi romanici

Che la chiesetta di S. Stefano possa essere molto antica lo attesta il testamento di Federico di Prampero del 1291, che menziona una chiesetta in Clama.
Ma in occasione del restauro dopo il terremoto del 1976, che l’ha molto danneggiata, sono emersi sette frammenti di pluteo con scolpiti motivi ad intreccio di tipo longobardo, in pietra locale. Ciò non può meravigliare essendo, da Paolo Diacono, nominata “Artenia”, assieme a /Nemas, Glemona, Osopo e ad altre località, come luoghi fortificati in cui i Longobardi si asserragliarono per fronteggiare gli Àvari, nel 610, essendo Gisulfo duca del Friuli.
E in quel restauro è risultato che il piccolo edificio ha la parete sinistra, dell’aula, di muratura diversa dal resto e più antica. Sulle pareti e nella piccola abside con volta a botte è apparso, sotto le imbiancature, un ciclo di affreschi del XV secolo, ma al di sotto di essi, sulla parete di sinistra, è emersa una zona abbastanza ampia con un dipinto purtroppo molto frammentario e perciò di difficile lettura, ma che si rivela tuttavia di notevole qualità ed ascrivibile alla fine del secolo XI o inizio del XII e cioè del periodo romanico. La sequenza rappresentava Il sogno di Giuseppe, la Fuga in Egitto e La strage degli innocenti. Il tratto sicuro, con cui sono costruite le figure, e i colori vivaci mettono in evidenza un grafismo post-ottoniano con influssi bizantini, ma non del tipo dell’arte benedettina. I santi hanno grandi nimbi gialli, che contornano la testa e lo sfondo è blu scuro (ma originariamente doveva essere nero). Nella parte bassa, sotto il ciclo, è dipinta una fascia decorativa in cui si leggono alcune lettere soltanto.
L’accostamento, ad esempio, agli affreschi della cripta di S. Procolo di Verona suscita una certa sorpresa per la somiglianza, tenuto conto della distanza geografica delle due opere, ma lo “stile” è quello.

Ciclo di affreschi quattrocenteschi in S. Stefano in Clama

Cominciamo l’analisi degli affreschi dalla fronte dell’arco absidale (arco trionfale) ai lati del quale c’è una bella Annunciazione con la Madonna sulla destra. All’interno dell’absidiola, nella lunetta, si vede, alquanto mutila, una Crocefissione. Sulle pareti dell’abside e continuando sulla parete di destra dell’aula (per chi entra) si vede una interessante rappresentazione visiva della “professio fidei” (cioè del Credo) in 12 articoli, scanditi dalle figure dei 12 apostoli. Ciascuno di essi è inserito entro un archetto trilobato retto da colonnine e questa è più o meno l’iconografia usuale di molte altre rappresentazioni dell’epoca. L’originalità sta nel fatto che ciascun apostolo è accompagnato da un cartiglio o da un riquadro incorniciato che riporta, in grafia gotica, un articolo della “regula fidei” che si conclude con il nome dell’apostolo e la dicitura “ait”. Così ad esempio al quarto riquadro si legge: “passus sub pontio pilato crucifixus mortuus et sepultus - S. Johanes ait”.
Una specie di dottrina a “fumetti” diremmo oggi, anzi appare talmente logica l’associazione apostolo - passo del credo che ci si chiede qual è il senso di tanti 12 apostoli senza nessuna scritta!
La datazione alla fine del XIV secolo, l’influenza della scuola romagnola e l’accostamento del ciclo degli Apostoli a quello della chiesina di S. Giacomo e S. Anna di Venzone proposti dal Bergamini mi paiono convincenti.
Sulla parete di sinistra resta una traccia della rappresentazione del Martirio di S. Sebastiano e di quello (per lapidazione) di Santo Stefano a stento leggibili, ma di cui si possono meglio vedere alcuni interessanti particolari del disegno con l’ingrandimento.

Martirio_Santo_Stefano.jpg [1]Santo_Stefano_Interno.jpg [2]

Conclusione

Considerando che la chiesetta è di modeste dimensioni ed è relativa al sobborgo, Clama, di un piccolo, ancorché antico, paese qual è Artegna, quindi dotato di possibilità economiche “modeste”, si conclude che il completamento con affreschi murali di ogni edificio sacro anche secondario (e probabilmente anche di quelli civili più importanti ), doveva essere usuale e molto diffuso nel secolo XIV - XV e precede il costume di corredare le chiese di un altare con ancona lignea, che comincerà nella seconda metà del XV secolo.
Si può dire che la bravura dei pittori, giudicando da quel che è rimasto, è di vario livello, ma raramente alto, forse la valutazione è condizionata dal troppo poco che ci è pervenuto. In ogni caso questa attività pittorica diffusa sarà valsa come scuola al gusto artistico del popolo e dei tanti (artisti o più spesso artigiani) che si dedicheranno all’affresco e alla scultura nei decenni successivi.

Riferimenti bibliografici
1. Menis, G.C. Civiltà del Friuli centro collinare, op.cit. Fotografia di E. Ciol, p. 81
2. Gli affreschi di S. Stefano in Clama ad Artegna, op.cit.
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